domenica 30 marzo 2014

Vaccini ai militari: question time in Parlamento. Sbrollini(Pd): “Assicurare tutela della salute,consenso informato e trasparenza”



«Paradossale e drammatico che i giovani militari al servizio del proprio Paese rischino di ammalarsi proprio per mano di questo». È quanto ha dichiarato l’on. Daniela Sbrollini in un Question Time svoltosi la scorsa settimana alla Camera, nella Commissione Sanità di cui è Vicepresidente. Sbrollini ha messo in relazione l’ipotesi di vaccinazioni somministrate in modo macroscopico e sbagliato a diversi militari italiani e le patologie, anche tumorali, sviluppate in seguito da molti di essi, e ha chiesto “se il Ministro non intenda intervenire per assicurare la piena tutela del diritto alla salute ai militari attualmente in servizio nonché a quelli futuri, e per riconoscere come Vittime del Dovere coloro che si sono ammalati e/o sono deceduti in seguito e in relazione alle vaccinazioni somministrate loro durante il servizio militare, concedendo la corresponsione dei benefici previsti dalla normativa in materia”.

La deputata ha ricordato la sentenza del Tribunale di Ferrara che lo scorso gennaio ha condannato il Ministero della Salute a indennizzare la famiglia di Francesco Finessi, alpino di 22 anni morto nel 2002 a causa del linfoma non Hodgkin, e che ha riconosciuto il probabile ruolo concausale delle vaccinazioni eseguite a Finessi in ambito militare. Ma di  giovani militari ammalati o deceduti ce ne sono molti altri. «Penso a David Gomiero, di Mestre, con cui sono in contatto, costretto a vivere con un’altissima concentrazione di metalli pesanti nel corpo», afferma Sbrollini.
«Da fonti stampa, si apprende di ufficiali medici condannati per falso ideologico e falso materiale per via di visite mai effettuate ai soldati, di vaccinazioni fatte in modo sconsiderato, di intervalli e procedure non rispettati, del mancato rispetto del consenso informato. Si parla di migliaia di giovani che dopo le somministrazioni hanno sviluppato serie malattie, anche mortali. Urge una maggiore trasparenza da parte del servizio sanitario militare, che responsabilmente deve tutelare i militari ed evitare loro conseguenze tragiche».
La risposta da parte del Ministero non si è fatta attendere. Il sottosegretario alla Salute De Filippo presente in Commissione ha evidenziato che le direttive sull’attività di vaccinazione dei militari predisposte dal Ministero della Difesa sono coerenti con la pianificazione nazionale, di cui perseguono i medesimi obiettivi. Ha inoltre negato la sussistenza dei presupposti per riconoscere come vittime del dovere i militari ammalati o deceduti, poiché, nella letteratura scientifica accreditata, non sono presenti studi che dimostrino la correlazione causale tra le vaccinazioni e le patologie di cui i militari soffrono o hanno sofferto.
De Filippo ha ricordato che il tema della tutela della salute del personale militare relativamente alla somministrazione di vaccinazioni multiple è stato recentemente affrontato nel corso della riunione del Gruppo di lavoro sull’analisi dei segnali dei vaccini, che si è svolta presso l’Agenzia Italiana del Farmaco lo scorso 4 marzo, con la partecipazione anche dei rappresentanti dell’istituto Superiore di Sanità, dei centri regionali per la farmacovigilanza e delle strutture di prevenzione regionali.
«La risposta del sottosegretario alla Salute mi ha soddisfatto solo in parte – afferma Sbrollini -. Il fatto che la questione venga dibattuta nelle giuste sedi, come alla riunione del 4 marzo, fa capire che il tema è palesemente di attualità. Tuttavia, sottolineo che non sono i protocolli predisposti dalla Difesa a preoccuparmi, ma la superficialità e la noncuranza con cui sembra vengano applicati. Sappiamo che i vaccini, se usati in modo improprio, possono abbassare le difese immunitarie. Da lì si aprono le porte a tumori e altre malattie invalidanti».
E conclude: «Questa è una battaglia di civiltà che non si chiude certo qui. Con il supporto del gruppo Pd, porterò in Aula un emendamento da accorpare al primo provvedimento che andremo a trattare in materia di difesa. Il diritto alla salute non deve escludere i nostri militari, ai quali, nel caso di danni subiti, spetta il giusto indennizzo».

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