martedì 10 dicembre 2013

Vaccinazioni pediatriche e disinformazione.
Al vaglio alcune modifiche normative


di Andrea Cecconi
Portavoce M5S Camera
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fonte:  cittadinoandreacecconi

Senato della Repubblica
Lo scorso 28 novembre ho partecipato ad un incontro informale promosso dai Senatori 5 Stelle della XII Commissione sul tema delle vaccinazioni pediatriche.
Scopo dell’incontro è stato di informarci adeguatamente sulla questione e, a tal fine, erano presenti i Dottori Maurizio Proietti ed Eugenio Serravalle, due esperti in danni da vaccinazioni.
E’ stata un’occasione importante per porre il punto su alcuni falsi miti che circondano il tema delle vaccinazioni pediatriche e delle malattie infettive.
Entrambi gli esperti presenti sono profondi conoscitori della materia e svolgono un’importante azione contro l’iper-vaccinazione dei neonati.

L’intento dell’incontro era quello di porre le basi di un’attività legislativa del MoVimento 5 Stelle volta al ridimensionamento (o, eventualmente, all’eliminazione) dell’obbligo vaccinale in Italia.
Nel nostro Paese vige ancora l’obbligatorietà vaccinale per i bambini di appena 3 mesi di vita, creature profondamente fragili e vulnerabili.
Quel che troppo spesso si ignora è che il vaccino è un farmaco.
Il suo scopo primario è quello di ottenere una reazione immune “controllata” e sviluppare una conseguente immunità nell’organismo ricevente.
Il problema è che, come qualsiasi farmaco, può scatenare reazioni avverse nell’organismo ricevente.
Sempre più spesso gli effetti collaterali assumo una gravità tale da far dubitare della necessità della vaccinazione.
Ciò non solo perché, secondo autorevoli studiosi, alle attuali condizioni igieniche il rischio epidemiologico per certe malattie è ormai prossimo allo zero, ma anche perché i vaccini vengono immessi sul mercato senza tutti i controlli che sono invece necessari perché un farmaco ottenga l’autorizzazione ad essere commercializzato.
Inoltre, mancano le opportune verifiche e campagne informative circa i pericoli reali che si corrono nel far vaccinare i propri figli.
Ai sensi della legge 210/92 art. 7, è compito delle Aziende Sanitarie porre in essere un piano di informazione tale da mettere i genitori nelle migliori condizioni di scelta.
Ciò non avviene e ai genitori è fornito un livello di informazione molto più basso rispetto a quello offerto per un qualsiasi altro farmaco.
Sono emersi degli esempi che non esito a definire agghiaccianti.
L’opuscolo informativo fornito in merito al vaccino antiepatite B, normalmente recita:“Il vaccino è in genere innocuo e ben tollerato.
E’ possibile un po’ di febbre, di mal di testa e di inappetenza”a fronte di un foglietto illustrativo che, invece, elenca circa 35 effetti collaterali tra cui: edema, eritema, malattia da siero, vertigine, parestesia, collasso, paralisi, neuropatia, neuriti (sindrome di Guillain-Barrè, mieliti), encefaliti, broncospasmo, trombocitopenia e sclerosi multipla.
Come se non bastasse, non esiste in capo ai pediatri e ai medici curanti alcun obbligo di segnalazione delle reazioni anomale a seguito della somministrazione dei vaccini.
Ciò non può che contribuire alla disinformazione e rendere impossibile raggiungere ad un effettivo polso della situazione.

Oltretutto la prassi in Italia è quella per cui vengono somministrati molti più vaccini dei quattro obbligatori per legge.
Dr E.Serravalle, Sen. M.Romani
Talvolta addirittura sei in una sola soluzione (il tristemente noto esavalente), con conseguente aumento della possibilità di una reazione avversa da parte del piccolo paziente inerme, su cui troppo spesso non viene svolto alcun controllo preventivo in ordine alla tollerabilità dei componenti del vaccino.
La semplice indicazione per cui è bene rinviare il vaccino se vi è un po’ di raffreddore è limitativa e profondamente lesiva della salute dei nostri figli, specie se si considera che nessun bambino, così come nessun uomo, è uguale ad un altro.

Perciò occorrono verifiche più appropriate prima delle somministrazioni.
Va anche considerato che in Europa l’obbligo di vaccinazione infantile è presente in pochissimi Paesi, mentre la maggioranza opta per una raccomandazione alle famiglie ad effettuare le vaccinazioni.
In quei Paesi in cui persiste l’obbligo, inoltre, esso sussiste per una o due patologie e viene posto in essere su bambini meno piccoli.
Perché anche il dato della giovanissima età e della conseguente vulnerabilità dei soggetti vaccinati è tutt’altro che irrilevante, soprattutto a fronte di malattie che rischiano di essere contratte solo in età scolare o, addirittura, adulta.
Vi sono molti studi che certificano che più si rimanda l’età dell’obbligo vaccinale, meno si rischia di incorrere in gravi reazioni avverse.
In Paesi come il Giappone, per esempio, dove l’obbligo vaccinale è a due anni di età ciò ha comportato un drastico abbattimento delle morti in culla (riduzione prossima all’80%).
Questa disinformazione istituzionalizzata comporta anche un potenziale costo altissimo per lo Stato, proprio in virtù della legge 102 di cui sopra, che prevede l’obbligo di risarcimento in capo allo Stato per i danni da vaccino (quando, ovviamente, lo Stato ed il Ministero di riferimento non trovano il modo di eludere tale obbligo).

Tutti noi, parlamentari 5 Stelle che ci occupiamo di sanità, riteniamo necessaria una riflessione ed una modifica dell’attuale regime delle vaccinazioni pediatriche, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei Paesi europei non prevede alcun obbligo vaccinale.
Nell’epoca della globalizzazione come può essere possibile?
Sarà mica che il rischio di contrarre certe malattie si sia sensibilmente ridotto?
Noi ci stiamo lavorando su, ma voi, nel frattempo, riflettete bene se sia il caso di sottoporre i vostri cuccioli ad una somministrazione bomba senza alcuna verifica preventiva.
Andrea Cecconi
Portavoce M5S Camera

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